Don Lorenzo Sterlocchi, parroco educatore e scrittore



L'anno sacerdotale indetto dal Papa per il 150° anniversario della scomparsa del S. Curato d'Ars è una circostanza opportuna per ripercorrere alcuni tratti della vita di una delle grandi anime sacerdotali che sono nate in questo angolo del creato, che è la nostra amata Valle Spluga. Questa lunga generazione di preti umili e santi esige giustamente un'adeguata memoria, perchè almeno non vengano dimenticati dalla nostra storia.
Don Lorenzo Sterlocchi era nato in un piccolo paese: Lirone di Gallivaggio, il 13 novembre 1846 da Guglielmo, facoltoso commerciante di vino e bestiame, e da Maria Orsola Guanella, sorella maggiore del Beato e donna dal cuore tenero e compassionevole. Don Lorenzo fu il secondo di 14 fratelli. L'indomani fu battezzato nel Santuario, avendo come padrino don Gaudenzio Bianchi, nato a Gallivaggio e prevosto di Campodolcino (era cugino del padre di don Guanella). Per il suo zelo apostolico divenne Direttore Spirituale del Seminario Maggiore di Como e, quindi, di don Guanella e di don Lorenzo.
A Lirone cresceva nella vita cristiana tra famiglia e scuola; scendeva nella sua chiesa parrocchiale e proprio lÌ, a mio avviso, davanti alla statua della Madre della Misericordia, avrà sentito prime inclinazioni, le prime voci della sua vocazione sacerdotale che, nel tempo, hanno preso consistenza nel lasciarsi afferrare da Cristo Gesù, per essere accanto alla gente come amico e testimone di donazione completa.
E così il 22/5/1869 arriva la gioia dell'ordinazione sacerdotale. La gente attenderà qualcosa di divino da Lui, perchè sarà l'annunciatore della Parola che non passa e l'amministratore della misericordia di Dio. Ecco la Prima Messa celebrata con i suoi a Gallivaggio: l'atto redentore del Calvario si ripeterà sacramentalmente anche per mezzo suo, diventandogli sorgente della sua santità personale. E questo sotto lo sguardo della Madre del Sacerdote eterno.
Compie il suo primo ministero (1869 - 18/11/1875) nella sua Valle, nell'alpestre Sommarovina, dove l'occhio spazia meravigliosamente. Esercita il servizio sacerdotale come fratello e amico di tutti, appropriandosi - come parroco - dei valori essenziali: la Riconciliazione e l'Eucaristia.
Da lì vede Savogno, dove lo zio don Guanella ha la cura pastorale. Raggiungerà spesso lo zio che, lassù, gli rivelerà il progetto di dedicarsi a grandi opere di carità.
Don Lorenzo lascia la fruttuosa cura d'anime di Sommarovina. Sempre nella Valle, nel novembre 1875 è prevosto di Campodolcino. Dedica le più sollecite cure principalmente nella sua irrinunciabile missione sacramentale e pastorale. Risulta che presenta alla Curia Vescovile un progetto per un'istituzione femminile dedita alla formazione di buone maestre. Purtroppo, non sappiamo altro, perchè della documentazione non si ha più traccia.
Nel frattempo, per alcuni giorni fu da don Bosco a Torino, per migliorare l'arte della sua saggezza educativa.
Questa Volta lascia la sua Valle e il 30/9/1888 è prevosto di Olgiate Comasco: un grosso centro (3.500 anime) che presentava grandi problemi: l'urgenza d'una Comunità solida e cristiana e l'aggiornamento delle strutture. La sua prima preoccupazione riguardava la formazione delle madri e delle giovani. Nel settore femminile organizza le Consorelle del SS. Sacramento e le Figlie di Maria, aprendo una scuola di vera spiritualità. Quotidianamente assiduo al Confessionale per varie ore, diceva: "In questa Parrocchia la confessione è indispensabile se si vuole ottenere qualcosa." Inculcava la S. Messa e la Comunione eucaristica e da lì i frutti (che non sono spontanei!) delle numerosissime religiose (oltre un centinaio le Suore date allo zio) e, soprattutto, delle ragazze che restavano in famiglia vivendo in una regola religiosa. La gioventù maschile ritornava dall'emigrazione sentendo le difficoltà nella fede e questa fu affidata al coadiutore. Così la Comunità di Olgiate aveva conquistato valori tanto alti da riuscire esemplare a tutta la zona.
Ma c'era anche il secondo problema: la chiesa s'era resa insufficiente per l'accresciuta popolazione e per la frequenza intensificata. Da tempo si parlava della costruzione della nuova chiesa; ma il progetto sembrava morire soffocato dalle difficoltà e dai tempi di miseria. Nella sua robustezza montanara don Lorenzo, affidandosi alla Divina Provvidenza e sicuro della fedeltà del suo buon popolo parrocchiale (i ricchi di allora non aiutavano), con grande coraggio e fede diede inizio (1891) ai lavori della nuova, grande chiesa e fu un fiorire d'iniziative. Mentre i muri della chiesa salivano, i cuori si univano sempre più e questo secondo fu il vero miracolo. La nuova chiesa - impresa grandiosa - venne aperta per la prima volta nel Natale 1895 o 1896. Ancora: ecco l'Oratorio maschile e femminile e, con l'arrivo delle Suore Guanelliane, l'apertura dell'Asilo infantile, fondato da don Lorenzo.
Nella sua vita pia e laboriosa s'inserisce anche l'attività letteraria. Per la penna facile ed erudita, don Guanella lo stimolò a scrivere e così don Lorenzo scrisse alcuni libri e molte operette popolari di carattere religioso, morale, agiografico, che furono edite dalla Scuola Tipografica Divina Provvidenza di Como.
Ma, all'inizio del 1906, don Lorenzo, per il troppo contatto avuto con la gente, sente che la parrocchia, tanto popolata e così dispersa, era troppo pesante per lui. Non s'è mai risparmiato in nulla; ma ora non riesce più ad adempiere i suoi doveri. La sua salute è scossa e, quindi, presenta la domanda al vescovo Valfré per un canonicato a Como.
Ai parrocchiani che, stupiti, gli chiedevano il perchè della sua partenza, la sua risposta è degna di S. Giovanni Battista: "Il poco bene che posso fare alla mia età, non compensa il bene che può fare un nuovo parroco al mio posto". A Como molte Congregazioni religiose desideravano di avere un direttore spirituale così qualificato.
E così, una mattina di marzo, con la sorella Maria sale sui carri per il trasloco in Via Rezzonico a Como, dove fu nominato Canonico della Cattedrale. Il nuovo delicato incarico di confessore, consigliere e direttore spirituale fu un continuo pellegrinare dal confessionale del Duomo (sempre affollato) ai molti delle case religiose, finché fu proprio questo lavoro a logorare la sua forte fibra sino alla paralisi delle gambe. La sorella Maria, che l'ha sempre assistito amorevolmente, ora è accanto al fratello: seduto su una poltrona, con una coperta sulle ginocchia, uno scialle sulle spalle e i guanti a mezzo dito sulle mani.
Dopo la paralisi, si parlò della minestra dei poveri, inviata in via Rezzonico. Si spegneva nella povertà. Il suo caminetto spesso era spento.
Sopportò la dolorosa malattia con edificante pazienza. Aggravatosi, fu trasportato nella Casa del Clero dove, il mattino del 23 aprile 1924, è spirato santamente. A camino spento, s'è spento lui pure.
Però, ad Olgiate, la fiamma della Fede rimase accesa! Qualcuno, con il sacrificio diventato offerta, pagava l'olio.

Don Rodolfo Sterlocchi, La Madre della Misericordia (bollettino del Santuario di Gallivaggio), 2010