Don Lorenzo Sterlocchi, Prevosto di Olgiate dal 1888 al 1906



"A voi, miei cari parrocchiani, dedico queste poche pagine. Accoglietele con benevolenza quale attestato dell'amore che vi porta il vostro parroco"; queste le parole con le quali don Lorenzo Sterlocchi, ormai prossimo alla conclusione del suo ministero (1903), presentava alla popolazione il suo pregevole lavoro: "San Gerardo e il Paese di Olgiate". La riproposta in accurata veste tipografica del libro offre l'occasione di ricordare con gratitudine e ammirazione il Pastore che per diciotto anni resse questa parocchia, interpretandone con zelo illuminato le attese e i bisogni, valorizzandone le doti e la generosità e imprimendole orientamenti preziosi per la vita cristiana; i successori, continuando con pari zelo nel cammino da lui tracciato, ne videro i frutti.
Nato a Gallivaggio, Comune di San Giacomo e Filippo, mandamento di Chiavenna, il 13 novembre 1846 da Guglielmo e Maria Orsola Guanella, primo di 14 figli, si sentì attratto per vocazione interiore al sacerdozio, favorito dal clima di fede della famiglia.
In casa un'altra persona seguì la chiamata alla vita consacrata, la sorella Rosa, entrata nella Congregazione delle Figlie della Presentazione e divenuta prima Superiora del Convitto della Sacra Famiglia in Como (+ 18 aprile 1909).
Grande influenza ebbe su di lui don Luigi Guanella (1842-1915), di qualche anno più avanti in età e di cui era nipote per parte della mamma Maria Orsola, sorella maggiore del futuro beato. Fra i due vi fu sempre stima e fiducia reciproca: "don Lorenzo - dirà don Guanella - fu mio compagno di studio, di lavoro e di aspirazione e seguì passo passo col massimo interesse il nascere e lo svilupparsi della Divina Provvidenza".
Consacrato sacerdote da Mons. Ballerini, Patriarca di Alessandria, il 22 maggio 1869, ebbe assegnata la cura della parrocchia di Sommarovina in Valchiavenna, un paese di circa 300 anime. Da qui passò a Campodolcino, nominato prevosto il 18 novembre 1875.
Divenuta vacante la prepositura di don Carlo Belgeri (24 maggio 1887) ottenne, a seguito di regolare concorso, la nomina a parroco di questa popolosa comunità, prendendone possesso il 30 settembre 1888.
Non fu una successione facile, non solo per il problema indilazionabile della nuova chiesa cui occorreva provvedere, ma anche per motivi più specificatamente pastorali. Trovò "nel ceto signorile indifferenza grande per la religione e per le sue pratiche" (1898) e nel popolo urgente bisogno di una guida spirituale illuminata e forte; e si accinse subito al lavoro, senza riserve.
Di lui il Vicario Foraneo don Carlo Porlezza, prevosto di Uggiate, in una nota riservata al Vescovo, tracciava questo profilo: "Vita specchiata, attività non comune, pietà viva, attenzione ai suoi doveri, coraggio e fermezza, tenacità di propositi lo garantiscono un parroco di polso" (1892).
Il suo ministero fu caratterizzato dalla preoccupazione costante per l'educazione dei ragazzi e dei giovani, la cura delle famiglie e la promozione culturale del popolo, ponendole basi per una continuità nel lavoro pastorale mediante l'istituzione di un Asilo per l'Infanzia (1895) e dell'Oratorio per la gioventù (1905).
Avvertì anche le istanze sociali che venivano affermandosi fra i cattolici: "gioverebbe assai il Comitato Parrocchiale e una Società Cattolica - scriveva nel 1894 - ma per ora stimo prudente non parlarne". Il Comitato Parrocchiale fu costituito ne1 1897, ma ebbe vita breve perchè sciolto dal Governo poco dopo. In paese già operava una Società di Mutuo Soccorso di matrice laica a proposito della quale lo Sterlocchi annota: "fin´ora si porta bene".
Il nome di don Lorenzo Sterlocchi è però meritatamente legato alla costruzione della nuova chiesa parrocchiale (1891-1896). Lui stesso [···] ne traccia in forma sobria ed essenziale la cronaca: la necessità del nuovo edificio, i progetti, le difficoltà, le tappe più importanti, i sacrifici affrontati dalla popolazione, la generosità dei benefattori, la grande fiducia nella Provvidenza. Anche le immancabili critiche. [···] Di se stesso, delle sue fatiche, pochi e distaccati cenni, per quello stile di umiltà e spirito di fede che lo rendono così vicino all'altro grande infaticabile apostolo, don Guanella.
Meritano, allora, di essere citate le autorevoli parole di encomio che gli indirizzò il Vescovo Teodoro Valfré, al termine della visita ad Olgiate del settembre del 1900: "Con viva nostra soddisfazione, apprezzando i meriti molti e lo zelo costante del Sig. Prevosto nella costruzione della nuova magnifica chiesa parrocchiale, sentiamo il bisogno di tributargli un largo encomio ed un sincero ringraziamento. Ed anche preghiamo il Sig. Prevosto perchè, interprete dei nostri sentimenti, ringrazi tutta la popolazione che coll'obolo e col lavoro concorse e contribuì a facilitarne il compimento". L'importanza dell'avvenimento ed il merito di chi lo promosse, oltre che nell'opera stessa, è da ricercarsi anche nell'averne fatto un'efficace occasione di aggregazione, motivo prezioso di incontro, collaborazione,corresponsabilità, generosità, attorno ad un progetto vivamente sentito e a lungo accarezzato. E la popolazione, anche se non vi fu unanimità, vi corrispose con entusiasmo. Richiamando la bella immagine biblica dell'edificio spirituale, si può dire che i sassi ammucchiati sul piazzale, i carri di mattoni e quant'altro era possibile predisporre per la costruzione furono il segno della consapevolezza, nella gente, che un'altra "chiesa" si stava costruendo: "anche voi venite impiegati come pietre vive, per la costruzione di un edificio spirituale" (l Pt 2,5). E il risultato conseguito, l'edificio materiale, largamente gratificante consolidò questa nuova coscienza. Chi venne dopo lo Sterlocchi trovò in parrocchia non solo un edificio di culto adeguato alle necessità, ma anche, e soprattutto, una comunità più pronta e disponibile ad un rinnovato cammino di fede.
In questa sede è gradito dovere mettere in luce anche un'altra prerogativa dello Sterlocchi, quella di scrittore; una attività, anch'essa intensa, dovuta in larga misura alle sollecitazioni di don Guanella il quale, conoscendo le doti del nipote, gli inviava appunti e documenti esortandolo vivamente a scrivere, a beneficio dell'Opera e per l'edificazione dei fedeli: "Tu che sei caritatevole e generoso... non perdere tempo. Te ne saremo molto riconoscenti tutti" (lettere 2520, 2517).
Si conoscono una dozzina di opere che portano la sua firma, scritte per la maggior parte nel periodo olgiatese, e successivamente a Como; sono alcuni articoli, ma soprattutto agili volumetti, in prevalenza profili biografici di persone legate in qualche modo all'opera guanelliana. Alcuni di questi ebbero un lusinghiero successo, come la biografia della zia Caterina (1902), la sorella di don Luigi, che ebbe quattro edizioni e di cui si conserva ancora il manoscritto originale. Comunicando l'apertura della Causa di Beatificazione don Guanella scriveva: "fui ben lieto quando mio nipote don Lorenzo Sterlocchi accettò il mio invito di stenderne la vita brevemente, per nostro conforto e per edificazione del prossimo" (1910). O come quella di Mons. Scalabrini (1912) la cui seconda edizione, tipograficamente meglio curata, ebbe particolare diffusione fra gli emigrati italiani in America (corrispondenza da Boston, 1914). Affrontò pure temi di scottante attualità, come nel volumetto "Il Socialismo spiegato ai Contadini ed agli Operai" (1898) del quale lo stesso don Guanella caldeggiò la diffusione fra i lavoratori italiani in Svizzera (Coira, 1913). Non scriveva per ambizione; intendeva aiutare, per quanto gli era possibile, lo zio nelle sue molteplici opere e promuovere la formazione religiosa del popolo.
L'intensa attività, l'apostolato "di polso" avevano però un loro prezzo, chiedevano il sacrificio. Già da qualche tempo lo Sterlocchi aveva manifestato ai Superiori l'opportunità di un avvicendamento in parrocchia. Divenuto vacante il beneficio canonicale di san Lorenzo, nel Capitolo della Cattedrale, per la morte del can. Giovanni Bossi (26 gennaio 1906), inoltrò subito domanda di ammissione al concorso (28 febbraio 1906). "Alla mia età - scriveva - la cura d'anime di questa parrocchia cosīì popolata mi è troppo pesante; finché ho potuto ho lavorato e, lo dico schiettamente, non mi sono risparmiato in nulla; ma già da alcuni anni le forze mi mancano e non posso più adempiere ai miei doveri, come sarebbe necessario". Un certo affaticamento, qualche malanno nella salute,ma in primo luogo le difficoltà insorte, come era prevedibile, con alcuni settori del paese. "Per troppo contatto che ebbi colla popolazione a causa della fabbrica della chiesa e di altri lavori e pei conseguenti attriti e questioncelle che ogni tanto avvenivano, si creò un partito che avversa ogni qualunque opera buona che volessi fare". Anche questo sacrificio, dunque, si doveva compiere per la fecondità del bene seminato. Se chiedeva il trasferimento non era per posizioni da difendere o puntigli da far prevalere, e neppure promozioni cui ambire, ma unicamente, ancora una volta, il bene dei parrocchiani: " ... cose tutte alle quali potrebbe rimediare il mio successore con facilità, non essendovi per lui delle prevenzioni".
La Commissione Sinodale espresse su di lui, fra sette concorrenti, parere favorevole al canonicato rituale. Aveva scritto nella domanda al canonicato: "a questo concorso desidero di essere ammesso non già per riposare, giacché voglio ed è vivissimo mio desiderio di lavorare sempre secondo la mia capacità e forze".
Lo troviamo Assistente Ecclesiastico della Giunta Diocesana Comense di Azione Cattolica (1919); è chiamato a far parte, quale Giudice Aggiunto, al tribunale Diocesano istituito per la Causa di beatificazione della Serva di Dio suor Chiara Bosatta (1912), di recente beatificata (21 aprile 1991); continua a scrivere; consolida i legami e la collaborazione con la Piccola Opera di don Guanella.
La morte lo colse, a 78 anni di età, la mattina del 23 aprile 1924, nella Casa del Clero di Como, ove era degente per una dolorosa malattia "sopportata con edificante pazienza".
In Olgiate una ufficiatura solenne venne celebrata la domenica successiva, 27 aprile, nella"sua chiesa ormai ultimata e da poco consacrata (5-6 gennaio), cui seguì una imponente processione al Cimitero con le Confraternite, le Associazioni, il Clero "ed una lunga fila di uomini". "Mai notammo in Olgiate dimostrazione così grande di stima e di riconoscenza" (Vita Olgiatese, maggio 1924).
Unica stonatura: l'assenza di personalità e autorità da tutti rimarcata, ma il buon popolo olgiatese si era di nuovo raccolto unanime nella preghiera, attorno alla memoria del suo prevosto, che pure aveva tanto amato e dal quale tanto aveva ricevuto. Ritorniamo al concorso del 1903 per rilevare un particolare: tra i sette concorrenti al canonicato figurava anche un sacerdote sulla quarantina, laureato in Teologia Dogmatica alla Università Gregoriana di Roma e, al momento, parroco in un paesino della Valcuvia: don Giovanni Cellina. Anch'egli aveva fatto domanda di essere trasferito a Como, ove pensava di poter mettere a frutto più vantaggiosamente la sua formazione culturale: "Ho preso parte agli ultimi tre concorsi - scriveva - e credo che da essi sia emersa la prova della mia vita studiosa". I Superiori disposero diversamente. Lo Sterlocchi lasciò la parrocchia di Olgiate per la Cattedrale; il Cellina fu invece chiamato a succedere allo Sterlocchi nella prepositura olgiatese. Scelta illuminata. Il buon terreno, dissodato con tanto sudore e sacrificio dal primo, sotto la guida saggia e lungimirante del successore si rivelò ben presto idoneo a consolanti frutti spirituali. La memoria di questi due pastori, che lasciarono un'impronta decisiva nel paese in un particolare momento della sua storia, richiama la parola dell'apostolo Paolo ai Corinti: "Secondo la Grazia di Dio che mi è stata data, come un sapiente architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra". Io ho piantato, un altro ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. Perchè né chi pianta né chi irriga è qualcosa, ma Dio che fa crescere". (1 Cor. 3, 6-10).

Don Pierangelo Livio, nota biografica anteposta alla ristampa del volume di don Lorenzo Sterlocchi "San Gerardo e il Paese di Olgiate".